Atlas of Desire? Luca Guadagnino ci presenta una collezione di arrdamento e abbigliamento in questo 2026. Vediamo insieme di cosa si tratta nello specifico.

Cosa presenta Atlas of Desire
Dopo aver raccontato il desiderio attraverso il cinema, Luca Guadagnino lo porta negli spazi domestici con Atlas of Desire, la nuova collezione realizzata insieme allo scenografo e designer Stefano Baisi per Zara Home.
Presentata in occasione della Milano Fashion Week 2026, la collezione nasce dall’incontro tra cinema, architettura, design e moda e comprende un ampio insieme di arredi e oggetti pensati per costruire una casa dall’atmosfera personale e sofisticata.
Guadagnino non è però nuovo al mondo degli interni. Nel 2017 ha fondato il proprio studio dedicato all’architettura e all’interior design, sviluppando negli anni una particolare attenzione per materiali, luce, proporzioni e oggetti d’epoca. Nei suoi film, del resto, le case hanno spesso un ruolo importante: non sono semplici sfondi, ma ambienti capaci di raccontare i personaggi e il loro modo di vivere.
Questa idea diventa il punto di partenza della nuova collezione Atlas of Desire. Guadagnino e Baisi hanno progettato divani, poltrone, tavoli, sedie, lampade, specchi, tappeti, ceramiche, bicchieri e altri elementi per la casa. Il progetto comprende inoltre tessili, profumi e una linea di abbigliamento, creando un universo coerente nel quale arredamento e moda dialogano tra loro. La collezione comprende oltre 200 pezzi complessivi, mentre la sola parte dedicata a mobili e oggetti per la casa comprende 65 elementi.
Forme morbide e sinuose per stili differenti

Tra le caratteristiche più riconoscibili ci sono forme morbide e sinuose, superfici ricche di texture e dettagli decorativi che guardano alla storia del design del Novecento. Le ispirazioni sono diverse: dal modernismo brasiliano all’Art Déco, passando per riferimenti a progettisti come Gio Ponti e Lina Bo Bardi. Il risultato non vuole però essere una semplice raccolta di citazioni. L’obiettivo è costruire ambienti nei quali epoche, materiali e stili differenti possano convivere.
Il rapporto con il cinema rimane centrale. Guadagnino concepisce infatti gli interni quasi come una scenografia, dove ogni elemento contribuisce a creare un’atmosfera. Un divano, una lampada o un tavolo non servono soltanto alla loro funzione pratica, ma partecipano alla storia dello spazio. È un approccio che riflette la sua lunga collaborazione con Baisi, maturata proprio attraverso la progettazione di set cinematografici e ambienti.
Con Atlas of Desire, quindi, Guadagnino trasferisce nella vita quotidiana uno dei principi fondamentali del suo cinema: raccontare attraverso gli spazi. La casa diventa così una sorta di racconto visivo, fatto di colori, forme, materiali e oggetti che possono essere combinati liberamente. In realtà non propone un unico stile e la collezione invita a immaginare un ambiente personale, stratificato e ricco di riferimenti.



