EXPO 2015, Israele propone d’imparare dagli acquedotti romani

di Alba D'Alberto Commenta

Umiltà e rispetto della tradizione sono un mix vincente anche quando si parla di architettura moderna. Un mix fatto proprio dal Padiglione di Israele all’EXPO 2015, occasione importante per un Simposio bilaterale di archeologia Italia-Israele. Di cosa si è parlato?

L’elemento caratterizzante del Padiglione di Israele all’EXPO 2015 è stata la parete verticale cangiante, i famosi Fields of Tomorrow che hanno portato all’attenzione del grande pubblico l’importanza di sfruttare gli spazi per un’agricoltura sostenibile. Eppure questa innovazione ha bisogno della tradizione. Sembra un controsenso ma non se si approfondiscono i temi del Simposio.

Il Padiglione di Israele   Rai Expo

Per nutrire il pianeta si può imparare dall’Impero romano e dai suoi acquedotti. Si parte da lì, per arrivare fino all’irrigazione a goccia e al campo verticale portato a Expo dal padiglione di Israele, uno delle testimonianze più ammirate dell’intera Esposizione.

Israele ha dunque preso spunto dall’architettura romana e in particolare dallo sviluppo e della progettazione della rete idrica. L’archeologo israeliano Dahari, spiega così l’importanza di attingere dalla storia gli strumenti per il sostegno all’evoluzione futura:

“L’uomo non può vivere senza acqua – ha detto Dahari -. E i Romani, che avevano uno stile di vita molto dispendioso e avevano bisogno di produrre sempre più cibo e avere sempre più acqua a disposizione, capirono come poterla portare da dove ce n’era in abbondanza, a dove ce n’era meno, come da noi, che viviamo in una terra al 60% desertica. Il loro sistema era incredibile, e credo che, a millenni di distanza, non si possa raggiungere il livello degli acquedotti romani.”

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